Negli ultimi anni si è diffusa una narrazione che tende a presentare il buonismo e la tolleranza come valori assoluti, quasi intoccabili. Concetti nobili, senza dubbio. Ma come ogni valore, anche questi devono confrontarsi con la realtà concreta, con i limiti imposti dalla convivenza civile e, soprattutto, con il diritto fondamentale alla sicurezza.

Il problema nasce quando la tolleranza smette di essere uno strumento di equilibrio e diventa una posizione ideologica rigida. Quando cioè non si limita più a garantire rispetto reciproco, ma arriva a giustificare comportamenti che mettono a rischio altri individui o la collettività.

La sicurezza non è un privilegio. È un diritto.Così come lo è la libertà.

Ogni società democratica si fonda su un principio chiaro: la libertà di uno finisce dove inizia quella dell’altro. Questo vale in ogni ambito — sociale, culturale, urbano. E vale soprattutto quando si parla di sicurezza personale.

Quando slogan generici come “accogliere sempre”, “tollerare tutto” o “non giudicare mai” vengono applicati senza distinzione, senza analisi e senza responsabilità, rischiano di trasformarsi da valori inclusivi a strumenti di negazione della realtà.Perché la realtà è complessa. E ignorarla non la cambia.

Esistono comportamenti devianti, situazioni di pericolo, contesti in cui la prevenzione e il controllo sono necessari. Negarlo, o peggio minimizzarlo, significa lasciare spazio a un vuoto: quello della responsabilità.

E quando la responsabilità viene meno, il prezzo lo paga il cittadino.

Non si tratta di invocare durezza o repressione indiscriminata. Si tratta di equilibrio.

Una società sana è quella che sa accogliere senza essere ingenua. Che sa essere aperta senza essere vulnerabile. Che sa distinguere tra rispetto e permissività.

Il buonismo, quando diventa cieco, può trasformarsi in un problema.Perché nel momento in cui la tutela di un principio astratto supera la tutela della persona concreta, qualcosa si rompe.

E ciò che si rompe è la fiducia.

La fiducia nelle istituzioni, nella comunità, nel senso stesso di giustizia.

Recuperare questo equilibrio significa riconoscere una verità semplice ma spesso scomoda:la sicurezza e la libertà non sono negoziabili.

Difenderle non è un atto di chiusura. È un atto di responsabilità.